Avevo tutto quello che sulla carta dovrebbe bastare. Una posizione di responsabilità, uno stipendio sicuro, una vita nel Canton Ticino. Eppure ogni giorno sentivo crescere una distanza enorme tra il mondo in cui lavoravo e quello che stava succedendo fuori.

Il problema

L'Intelligenza Artificiale stava riscrivendo le regole del gioco. Non in teoria, non nelle conferenze, non nei white paper: nella pratica. Ogni settimana usciva qualcosa che spostava il confine di ciò che era possibile. E io ero seduto in un ufficio dove l'innovazione significava aggiornare un gestionale.

Non è colpa di nessuno. L'ambiente aziendale svizzero ha i suoi ritmi, le sue priorità, i suoi tempi. Ma io sentivo che quei tempi non erano i miei. Sentivo un'urgenza fisica, quasi viscerale, di non restare indietro rispetto a una trasformazione che non avrebbe aspettato nessuno.

Il tentativo che non bastava

Per quattro anni ho provato a fare tutto. Lavorare di giorno, studiare la sera, sperimentare nei weekend. Ho sacrificato tempo con le persone che amo, ho rinunciato a una vita sociale, ho messo in pausa tutto quello che non fosse "imparare".

E nonostante tutto, non bastava. Perché il contesto in cui vivevo mi teneva in una bolla. Ascoltavo gli esperti parlare, leggevo paper, seguivo corsi. Ma era tutto teorico. Non riuscivo a sporcarmi le mani davvero. Non riuscivo a fare il salto dalla comprensione all'azione, dal sapere al costruire.

Quella bolla era comoda, intendiamoci. Ma la comodità non è crescita. La comodità è il posto dove le ambizioni vanno a dormire.

La scelta

A un certo punto ho capito che il compromesso non funzionava. Che non potevo continuare a vivere con un piede in due mondi sperando che prima o poi si incontrassero. Ho deciso di rompere tutto e di assumermi il rischio in prima persona: lasciare il Ticino e trasferirmi a Tbilisi, in Georgia.

Il motivo è semplice: il costo della vita. Tbilisi ti permette di vivere con una frazione di quello che spendi in Svizzera. E quando togli la pressione economica del quotidiano, liberi tempo. Tempo vero, non le due ore rubate alla sera dopo il lavoro. Tempo per fare full immersion in quello che vuoi imparare.

È come pagarsi una formazione a proprie spese. Un periodo sabbatico consapevole, dove ogni giorno è dedicato allo studio e alla sperimentazione. Ho investito oltre 5.600 ore nell'IA generativa: modelli, fine-tuning, addestramenti, pipeline di produzione. Le mani nella materia, finalmente.

Non sono venuto qui perché Tbilisi è il centro del mondo tech. Sono venuto qui perché posso permettermi di concentrarmi al cento per cento su quello che voglio diventare, senza compromessi.

Dove mi ha portato

Oggi mi definisco un orchestratore di sistemi. Non sono uno specialista verticale. Sono una figura che si muove nello spazio tra il codice e la tela, dall'analogico al digitale al sintetico, dalla filosofia alla psicologia. Navigo tra discipline che di solito non si parlano: web design, pittura, video generativo, intelligenza artificiale. Il mio valore non sta nel padroneggiare un singolo strumento, ma nel vedere i collegamenti tra molti e nel costruire ponti dove gli altri vedono confini.

La tecnologia per me non è mai stata un fine. È uno strumento per onorare l'educazione che ho ricevuto e, un giorno, restituirla. Ho la visione chiara di tornare alla terra, come un contadino, ma con una consapevolezza tecnologica e umana che prima non avevo. Prima devo costruire qualcosa che valga la pena di essere trasmesso.

L'obiettivo è chiaro: rientrare. Tornare a casa più formato, più competente, con competenze concrete da mettere al servizio di chi ne ha bisogno. Questo periodo in Georgia non è una fuga. È un investimento su me stesso, con una data di ritorno scritta nella testa.

Se stai leggendo questo e senti la stessa tensione che sentivo io, sappi che non c'è una risposta giusta per tutti. Ma c'è una domanda che conta: stai costruendo la vita che vuoi, o stai mantenendo quella che hai?